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Fermare la grazia di un gesto
femminile nella compostezza
plastica della scultura vuol
dire creare un simbolo
contemplabile ed eterno della
bellezza. Se da un lato la
staticità della forma scultorea
rappresenta il limite di questa
arte, dall'altro, la sensibilità
degli artisti e la sapienza
astuta della donna, trovano
proprio nella caratteristica
della fissità il momento ove
esprimere, nel modo più icastico
e pregnante, la magia della
seduzione. Questa semplice
riflessione sullo specifico
dell'arte mi porta a concepire
la fotografia in bianco e nero
come una disciplina estetica
mutuata direttamente dalla
scultura e un'arte di matrice
classica ove le moderne teorie
sulla forma, se applicate
all'eterno femminino, trovano le
più affascinanti e convincenti
delle soluzioni. Nell'attuale
epoca ove il fascino della donna
viene affidato al dinamismo
delle riprese filmiche, o reso
mutevole attraverso le effimere
apparizioni sulle passerelle
della moda, il concentrare tutto
il potere di seduzione femminile
in un singolo atto gestuale,
riepilogativo simbolico di un
carattere, significa, a mio
parere, recuperare dei valori
classici, conferire all'erotismo
una dimensione nobile e
prolungare nel tempo il momento
magico della contemplazione.
Le foto di Rigon sono come una
musica a un tempo dolce e
brillante. Opere di tecnica
magistrale, frutto di una
ispirata musicalità dell'anima,
che giungono a tocchi di
sconcertante morbidezza
plastica, paragonabili
all'intensità melodica di un
violino, alla cristallina
sonorità scarlattiana.