DECADENCE
di
Silvio De Blasio
Entrare in un ricordo è
come violare l‘essenza
dell’intimità. Guardare
con occhi diversi oltre
un secolo di storia
della mia città ha fatto
rivivere luoghi, gesta,
persone che hanno
scritto la storia
mischiando il loro
sudore all’acqua che
accompagna questi
luoghi, che qui hanno
trovato la loro fine: la
loro decadenza.
Nato nel 1875 in una
bassura paludosa lambita
dal fiume Noncello alle
porte del centro storico
cittadino, il
cotonificio ha custodito
per decenni le storiche
gesta di una classe
imprenditorile oramai
scomparsa e del popolo
dei lavoratori che nel
cotonificio avevano
realizzato i sogni della
propria vita. Non era un
semplice stabilimento
industriale era un luogo
di riunione, di convivio
di gioia e talvolta di
sofferenza.
Visse gli splendori di
un’era industriale che
nel nostro paese andava
affermandosi tra le
gesta di braccia
muscolose e mani rotte
dal lavoro e dalla
passione. Tra le sue
mura sono passati, come
il fiume che lo
costeggia, decenni di
storia cittadina e di
una nazione che
affrontava due guerre e
le sue spietate
conseguenze. Vi sono
passate generazioni
intere di donne, essenza
stessa dello
stabilimento, arrivate
con ogni mezzo e da ogni
luogo vicino e lontano,
da pianure e da colline,
da città e da borghi
sperduti. Donne,
struttura portante
dell’intero ciclo
produttivo ancorchè
relegate in ruoli
subordinati, tipici del
periodo storico e
dell’industria tessile
di cui hanno fatto la
fortuna.
Donne, a loro, alla loro
essenza, al loro lavoro,
alla loro bellezza,
interiore prima ed
esteriore poi, è
dedicato questo lavoro.
Il titolo si
contrappone, volutamente
e violentemente, alla
dolcezza e all’armonia
di un corpo nudo ed
offerto alla nostra
ammirazione ed al nostro
sguardo.
E’ in maniera diretta e
con un fraseggio
donna-luogo che voglio
riportare la bellezza e
l’emozione di uno
sguardo in quei luoghi
dove, tra il silenzio
delle mura e
l’incessante scorrere
del fiume Noncello,
orecchie attente possono
ancora udire il
chiacchiericcio allegro
e luminoso di tutte
quelle donne che hanno
scritto la storia
industriale pordenonese.
Non saranno i luoghi
decadenti, le mura
ammuffite, i soffitti
crollati, i vetri rotti,
gli acciai divelti o i
macchinari
irrimediabilmente
distrutti, che potranno
privarci della
contrapposizione tra le
gesta dell’uomo e
l’incessante scorrere
del tempo.
Luoghi del passato e
donne d’oggi si fondono
in questo lavoro per
affermare che la
decadenza è solo il
ricordo di ciò che non
potrà più tornare.